Fornai e mugnai di Prato

Panificio Bartolini & C. S.n.c

Festival del Pane di Prato
7  8  9 giugno 2013

Fornai e mugnai di Prato

Panificio Bartolini & C. S.n.c

Panificio Bartolini & C. S.n.c
Fornaio: Massimo Bartolini - Maria Cristina Polidori
Indirizzo: via del Palco, 115/125
Telefono: 0574 33316
Orario di apertura:

Tutti i giorni dalle 7.00 alle 13.30 e dalle 17.30 alle 20.00

Giorno di chiusura: Mercoledì pomeriggio e domenica

Maria Cristina Polidori è l’anima di questo panifico a conduzione familiare, nel quale lavora insieme al marito fornaio. La sua vita dedicata al pane comincia negli anni 1980 nel panificio del suocero, e ancora oggi è legata alla ritualità dei gesti e delle abitudini scandite dai tempi lungi di lievitazione e di cottura della bozza e degli altri pani. “Abbiamo continuato a fare il pane con la stessa passione di quando abbiamo cominciato, usando le antiche ricette e rispettando la tradizione pratese.

Non usiamo miglioratori, non ne abbiamo bisogno anche perché la nostra è una produzione piccola e artigianale, non inserita nella catena della grande distribuzione a negozi e supermercati”. Questo vuol dire che il panificio Bartolini è la tipica bottega di zona che vende al dettaglio pane ed altri prodotti che ad esso si accompagnano, ad una clientela fedele e attenta alla qualità. “Per fortuna il pane è ancora un prodotto che si preferisce comprare dal fornaio di fiducia - spiega Maria Cristina - almeno in questo settore i supermercati non riescono a metterci fuori mercato. Il pane e i prodotti da forno che offrono al consumatore sono surgelati o di produzione industriale e non reggono il confronto con la bozza e la nostra buonissima pasticceria secca”. Biscotti di Prato e di frolla, ce n’è per tutti i gusti.

“La fatica però è tanta - conclude Maria Cristina - questo non è un lavoro che vogliono fare tutti anche in tempo di crisi, si lavora 7 giorni su 7”. Anche la domenica sera quando sebbene il negozio sia chiuso al pubblico, lei e il marito vanno ad accendere il forno: 120mt di piano cottura e quattro camere come le chiamano in gergo. Non un giochino da ragazzi perché si riscaldi ci vuole un po’. E poi c’è l’impasto per la bozza da preparare a cui dare il primo lievito - che non è il lievito di birra - e anche il lievito madre. Quello che viene fuori è un prodotto fresco e che si distingue, che non finisce nel carrello strapieno di bibite e conserve, ma sotto il braccio della gente del quartiere, che lo tiene stretto come lo si teneva una volta, in compagnia solo del giornale. 

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